La comunicazione, con il semplice essere tramite tra la fonte delle informazioni – dove nasce la notizia – e i riceventi – noi – influenza il senso del messaggio che trasporta. Coscienti del fatto che abbiamo sempre ricevuto informazioni "trasformate" dalle parole di chi descriveva i fatti, nella migliore delle ipotesi solo leggermente, a volte in maniera deliberatamente e assolutamente manipolativa, con il crescere dell’importanza dell’informazione e il nascere dell’era della conoscenza, matura la volontà della società di produrre il proprio ambiente informazionale con l’idea di libertà come fulcro. Con la nascita dell’informatica e la diffusione del Web registriamo un fenomeno di crescita dell’informazione grass-root, dal basso, diffusa e partecipativa,  quindi meno manipolabile e controllabile. I blogs, i wiki, twitter, i social network, la condivisione dei contenuti, la nascita di un’intelligenza collettiva globale, l’intendere tutto ciò come un bene comune non intaccabile da logiche di mercato, sono il risultato di uno sforzo collettivo che produce una sensibilità verso la verità sempre più pressante. In questo ambito lo sforzo individuale diventa il contributo di ognuno di noi per la produzione di una economia della conoscenza che premia l’individuo come parte di un’azione collettiva, la cui valenza è maggiore della somma dei singoli apporti personali.

La comunicazione nella nostra società è complessa e interconnessa e uno dei fattori più importanti da considerare come strumento per la gestione del consenso. La recente scoperta di una rete di controllo capillare delle trasmissioni dei dati, grazie alle informazioni rese pubbliche da un tecnico che aveva operato all'interno di queste agenzie e ad piccolo gruppo di giornalisti, ha costretto l'opinione pubblica mondiale a riconsiderare i termini finora adottati, e dati per acquisiti, entro i quali  ritenere garantito il diritto stesso di libertà di espressione e di privacy. La dicotomia tra il preteso garantismo della sicurezza nazionale e la garanzia del rispetto di alcuni dei diritti considerati fondamentali nelle nostre società moderne grava pesantemente nel rapporto stesso tra le persone e il potere dei governi che dovrebbero, in quanto democratico e costituzionali,  rispettare i principi che ne hanno ispirato la nascita.

Sempre più la comunicazione, fatta da un giornalismo e dei media che possano realmente definirsi indipendenti e liberi, e non proni al potere politico e alle aggregazioni economiche, dimostra tutta la sua importanza per la società e per il rispetto di quelle regole e procedure che ne accertano il buon funzionamento.